Sofferenza giovane

Young suffer the most - Media Ecology Newsletter #8

Grazie a tutti voi che date un’occhiata a questa newsletter, sperando sia un regalo gradito. Oggi ci domandiamo: perché il futuro appare così fosco ai giovani? Vediamo un po’ di sondaggi. E un romanzo di Fabio Bonifacci. Poi arriva una domanda che non c’entra niente. Quasi. E qualche segnalazione (sul vaccino).

I’ve been in Lugano lately and I met a class of 18 years old. We were talking about the future of work. I learned that they are suffering. They declare they don’t see clearly in their future, they believe that machines will eat all jobs, they are worried but in a strange way, somehow contradictory. So before making up an idea I thought I needed to know more. And here is what I found. The story is in Italian the reading suggestions are mainly in English.

In sintesi:

1 - Un incontro con la sofferenza dei ragazzi e delle ragazze non ti può lasciare indifferente. Ne parliamo troppo poco di come i ragazzi e le ragazze stanno vivendo questa grande crisi.

2 - Se andiamo a leggere i sondaggi scopriamo che i ragazzi e le ragazze, in Italia, sono relativamente felici, ma solo se non pensano al futuro

3 - Il lavoro e il futuro sono pensieri frustranti, per la maggior parte di loro. Ne hanno motivo. Ma la razionalità non è sufficiente

4 - Dobbiamo domandarci se la narrazione del futuro che imperversa non possa essere responsabile in parte di queste sofferenze

5 - C’è una narrazione alternativa a quella tecnocratica. E la stiamo elaborando, in effetti, in Europa. È possibile accelerare? Per non lasciare che la sofferenza faccia troppe vittime…

In aggiunta, due domande:

Valgono di più i dati o l’intelligenza artificiale? Risposta: i dati, paradossalmente

A che punto siamo con il vaccino? Risposta: non prima della fine dell’anno


Messaggi da un liceo di Lugano

Sul blog il resoconto di una giornata al Moebius di Lugano. Era un incontro per parlare del lavoro del futuro con la 3A di un liceo classico. Le ragazze e i ragazzi della classe guidati dal professor Tiziano Moretti hanno letto l’inizio del libro “Il lavoro del futuro” e il capitolo sul lavoro delle “Lezioni” di Yuval Noah Harari, hanno realizzato alcuni video sul tema. Ed è emerso chiaro che le ragazze e i ragazzi sono preoccupati.

I video presentati all’incontro e gli interventi erano concentrati sul fatto che del futuro non si sa niente e che le macchine porteranno via il lavoro agli umani. Si sentiva una sofferenza senza sbocco.

A parte l’evidente contraddizione – se non si sa niente del futuro come si fa a dire che le macchine porteranno via il lavoro agli umani? – la sofferenza di persone giovani alle quali la società sta dicendo che le cose vanno male e andranno peggio deve essere la sofferenza di tutti. E va compresa. C’è un rapporto tra il dibattito vagamente distruttivo che gli adulti intrattengono di questi tempi e le speranze dei giovani?

Prossimamente sul sito del Moebius appariranno i materiali che descrivono la giornata e i video dei ragazzi. Moebius, 16-17 ottobre 2020. Ma qui vediamo di approfondire.

Segnali di sofferenza

Non mancano i sondaggi sullo stato d’animo delle ragazze e dei ragazzi: L'emergenza Covid-19 fa soffrire soprattutto i giovani. Secondo Promozione Salute Svizzera, la maggiore perdita di produttività dovuta allo stress è quella delle persone di età compresa tra i 16 e i 24 anni. È vero anche in Italia: Il lockdown? Un incubo". La sofferenza dei ragazzi raccontata in un sondaggio.

Queste peraltro sono solo impressioni. Alcune ricerche consentono di andare più a fondo. L’Agenzia nazionale per i giovani ha chiesto a Ipsos di occuparsi dell’argomento. Il risultato è complesso. Le ragazze e i ragazzi che per età non hanno ancora il problema del lavoro si dichiarano felici in larga maggioranza in Italia, ma appena cominciano a pensare al futuro e al lavoro cambiano “umore” e tono delle risposte. La ricerca Ipsos su La condizione giovanile in Italia in tempi di COVID19 dimostra questo chiaro scollamento: il presente va anche bene, il futuro preoccupa. Il lavoro non ci sarà. Il sondaggio, uscito nel luglio del 2020, mostra come l’energia non manchi alle ragazze e ai ragazzi e la loro disponibilità all’impegno ci sia, ma attesta anche che la loro analisi sul futuro è motivo di frustrazione (Ipsos).

Il ruolo della tecnologia

Ma come si formano le loro opinioni sul futuro questi ragazzi? La tecnologia è stata per anni un motivo di fiducia. I giovani sentivano di comprenderla bene e di usarla meglio. Vedevano nella tecnologia soluzioni e un motivo di fiducia per il futuro. Un sondaggio del 2017 (Global Shaper Survey): il cambiamento climatico rappresentava per la metà degli intervistati la principale sfida, ma molta importanza l’avevano anche le guerre e le disuguaglianze. Il motivo di speranza era la tecnologia (Asvis). La Survey aveva raccolto le risposte di più di 30.000 giovani tra i 18 e i 30 anni di 186 Paesi. Per il 79% degli intervistati, la tecnologia era una forza creatrice di posti di lavoro. Era compresa nella visione di speranza anche l’intelligenza artificiale vista come il principale trend per il futuro. Può darsi che oggi il clima sia cambiato. E che la tecnologia non basti più a consolare. Anzi, può darsi che l’intelligenza artificiale sia una causa di preoccupazione in più. Un’indagine Doxa del 2019 notava che i più preoccupati della possibilità che l’intelligenza artificiale porti via posti di lavoro ci sono i meno scolarizzati e i giovani (Luiss e I-Com). Non siamo molto oltre l’aneddotica, per la verità. Più che altro, si direbbe che la tecnologia non sia più sufficiente a placare l’ansia sul futuro. Oggi forse c’è anche un minimo di rigetto per una tecnologia che dà dipendenza o che viene imposta per svolgere attività come quelle educative in modo non troppo soddisfacente? Qualcuno lo sostiene. Altri no.

Visioni più ampie: Bonifacci

Non se ne esce facilmente. Ma probabilmente ha ragione Fabio Bonifacci a vedere come le sofferenze dei giovani e quelle degli adulti siano più connesse di quanto il linguaggio diverso e la difficile comprensione reciproca diano a intendere. Per avere un’idea di questa intuizione va letto il romanzo di Fabio Bonifacci, Il giro della verità, Solferino 2020.

Una narrazione alternativa

Fosco anche il futuro che emerge dall’indagine dell’Istituto Toniolo sempre in base a una rilevazione Ipsos su un campione rappresentativo di giovani tra i 18 e i 34 anni. Ma con una sorta di via d’uscita. «I dati evidenziano una grande consapevolezza da parte dei giovani del momento difficile che sta attraversando l’Italia e della necessità delle misure drastiche adottate. Sulle ricadute di tali misure c’è forte preoccupazione sia per i costi che determinano sul Paese, sia sul proprio percorso formativi e professionale. “Ma emerge” - come sottolinea Alessandro Rosina, coordinatore scientifico dell’indagine, - “anche una grande voglia di reagire positivamente, di guardare oltre la normalità e quotidianità passata (in cui molte cose si davano per scontate), di pensare in modo diverso (e positivo) a se stessi e alle proprie capacità, di riscoperta di valore delle vita e delle relazioni, ma anche un atteggiamento aperto verso il cambiamento e alle opportunità che si possono aprire (pur tra complessità e insidie). Questa energia positiva va sostenuta, incoraggiata e valorizzata, in modo che diventi la spinta principale su cui può contare il Paese per ripartire, non solo superando l’emergenza ma mettendo le basi di un nuovo percorso di sviluppo”».

Quale alternativa? Forse è tempo di eliminare la retorica dell’ineluttabile dalla visione del futuro. Perché la narrativa basata sull’idea - l’ideologia - che la tecnologia del futuro è sempre migliore della tecnologia del passato è fuorviante. In passato bastava la legge di Moore per dire che in futuro i computer potranno fare talmente tanto da essere destinati a fare tutto. Poi ci si è accorti che non solo la legge di Moore non è poi così scontata ma che per comprendere le conseguenze dei computer nella vita occorre guardare a sistemi più ampi e complessi. Il concetto di ecosistema si è fatto strada. La narrazione conseguente che non è ancora abbastanza diffusa può fondare un’alternativa.

È tempo di costruire una narrativa giusta, ecologica, costruttiva: se non la vogliamo fare per noi, facciamola per i giovani.

L’Europa dice che lo sviluppo oggi è orientato alla sostenibilità, all’equità, alla produttività, alla stabilità macroeconomica. Vale la pena di prenderla alla lettera. Per l’uscita da questa ennesima crisi che non avremmo voluto vedere possiamo puntare sulla micro-conflittualità delle tribù ideologiche che occupano l’attenzione delle persone, oppure possiamo renderci conto che la sostenibilità e l’equità si possono raggiungere, innovando, con una direzione e un pragmatismo dotato di senso. Non si può sopportare la sofferenza dei giovani senza speranza per il futuro.


Question. What’s worth more: data or A.I.?

Stupid question. But an interesting answer could be found comparing the price Facebook paid for WhatsApp and the price Google paid for DeepMind: it was 19 billion for the first and 500 million for the second. Both acquisitions happened in 2014. Of course, Facebook bought data - and users - while Google just bought A.I.


Reading, in the meantime

Where are we with the vaccine? - The Conversation

How to select the good information about the vaccine and forget the political fuzz - ProPublica

«Bottom line: The most optimistic scenario is an approved vaccine by the end of the year, which would then be distributed in strictly limited quantities» - Morning Brew

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